Siamo in Cecoslovacchia, è il primo giorno di scuola dell'anno scolastico 1983/84 in una scuola media nei dintorni di Bratislava. La nuova insegnante fa ingresso in aula e si presenta come la signora Maria Drazdechová, dopodiché procede a fare l'appello. Stranamente, però, ciò che sembra interessarle più di ogni altra cosa non è tanto entrare in confidenza con la classe, accorciare la distanza con i nuovi allievi, bensì appuntarsi su un taccuino la professione che esercitano i rispettivi genitori: il padre di Ondřej (invento, non ricordo i dettagli) è impiegato all'aeroporto, la madre di Helena è parrucchiera, Jana è orfana di madre ma in compenso il padre ripara elettrodomestici... La macchina da presa, forse presagendo che il futuro non riserva nulla di buono, indugia sui volti luminosi e spensierati dei ragazzini che ad alta voce scandiscono le informazioni richieste, e certo non sospettano che in quella pratica vi possa essere alcunché di insolito. Nel frattempo, il montaggio alternato mostra quegli stessi genitori riuniti in assemblea qualche mese più tardi, come si può evincere dalla data vergata a gesso sulla lavagna, nell'atto di valutare alla presenza della direttrice scolatisca un'eventuale espulsione della signora Drazdechová dal corpo insegnanti. Tutto ciò che succede a cavallo di questi due eventi chiave è l'argomento di questa acuta, potentissima tragicommedia del regista ceco Jan Hřebejk.
Visualizzazione post con etichetta Cecoslovacchia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cecoslovacchia. Mostra tutti i post
venerdì 22 settembre 2017
The teacher (Jan Hřebejk 2016)
Siamo in Cecoslovacchia, è il primo giorno di scuola dell'anno scolastico 1983/84 in una scuola media nei dintorni di Bratislava. La nuova insegnante fa ingresso in aula e si presenta come la signora Maria Drazdechová, dopodiché procede a fare l'appello. Stranamente, però, ciò che sembra interessarle più di ogni altra cosa non è tanto entrare in confidenza con la classe, accorciare la distanza con i nuovi allievi, bensì appuntarsi su un taccuino la professione che esercitano i rispettivi genitori: il padre di Ondřej (invento, non ricordo i dettagli) è impiegato all'aeroporto, la madre di Helena è parrucchiera, Jana è orfana di madre ma in compenso il padre ripara elettrodomestici... La macchina da presa, forse presagendo che il futuro non riserva nulla di buono, indugia sui volti luminosi e spensierati dei ragazzini che ad alta voce scandiscono le informazioni richieste, e certo non sospettano che in quella pratica vi possa essere alcunché di insolito. Nel frattempo, il montaggio alternato mostra quegli stessi genitori riuniti in assemblea qualche mese più tardi, come si può evincere dalla data vergata a gesso sulla lavagna, nell'atto di valutare alla presenza della direttrice scolatisca un'eventuale espulsione della signora Drazdechová dal corpo insegnanti. Tutto ciò che succede a cavallo di questi due eventi chiave è l'argomento di questa acuta, potentissima tragicommedia del regista ceco Jan Hřebejk.
domenica 1 gennaio 2017
La mano (Jiří Trnka 1965)
![]() |
| Ruka. |
Opera ultima del celebre sceneggiatore, illustratore e animatore ceco Jiří Trnka, non stupisce che il cortometraggio La mano (in ceco Ruka) fosse stato messo (tardivamente) al bando in seguito alla morte dell'autore avvenuta nel dicembre del 1969, ossia circa un anno e mezzo dopo l'occupazione della Cecoslovacchia da parte dei carri armati sovietici, evento che riconsegnò il Paese nell'orbita di influenza sovietica dopo il breve tentativo di democratizzazione ad opera del riformista slovacco Alexander Dubček. Impossibile infatti non riconoscere nella Mano guantata che minaccia il protagonista l'allegoria di un potere che stritola l'iniziativa personale e la libera espressione artistica, sorte questa toccata a molti intellettuali vissuti all'ombra del dominio sovietico. A questo proposito è triste constatare una contraddizione insanabile di molti poteri dittatoriali: l'intelligenza che è capace di riconoscere il valore iconoclasta e rivoluzionario di un'opera d'arte è la stessa che la mette all'indice e la etichetta come "arte degenerata".
sabato 17 dicembre 2016
Ikarie XB-1 (Jindřich Polák 1963)
Quando ho deciso di andare a vedere questo film cecoslovacco in bianco e nero di fantascienza del 1963 (ordinate come preferite i complementi di specificazione) presentato quest'anno nella sua versione restaurata al festival di Cannes e poi riproposto al Torino Film Festival, sapevo già che non sarei riuscito a reclutare molti compagni di visione. Forse dovrei dire che in fondo capisco benissimo il loro punto di vista, ma la verità è che non lo capisco per niente, perché alla fine quello che cerco nel cinema è proprio l'incognita, l'imprevisto, l'opportunità di trovarmi a faccia a faccia con qualcosa che è lontano anni luce dal mio modo di vedere e di pensare. Non c'è niente di più avvilente per me del constatare che un film o un libro o un fumetto è esattamente come me lo aspettavo, che l'autore si è fatto in quattro per venire incontro al mio gusto. Brrr.
Non sono rimasto deluso. Ambientato duecento anni nel futuro (è sempre bene tenersi larghi per evitare smentite) Ikarie XB-1 è la storia di una missione spaziale con lo scopo (non originalissimo nel 2016, molto di più nel 1963) di cercare forme di vita sul Pianeta Bianco, un satellite della stella Alpha Centauri (ho controllato: la stella esiste veramente, il pianeta no). Il film si apre con un flashforward in cui uno dei passeggeri si aggira per i corridoi dell'astronave in preda a un delirio di cui capiremo solo in seguito l'origine. Questa scena, insieme al titolo di chiara ispirazione mitologica, proietta un'ombra di incertezza sull'esito della missione, nata come spesso accade sotto i migliori auspici e all'insegna del più ingenuo positivismo.
Iscriviti a:
Post (Atom)


