sabato 27 maggio 2017

Song to song (Terrence Malick 2017)


Song to Song è esattamente come uno se lo aspetta. Ci sono i tramonti in controluce, immortalati dall'onnipotente obbiettivo di Emmanuel Lubetzki. C'è la narrazione in voice-over, un flusso di coscienza abilmente vago attraverso cui i personaggi raccontano il proprio travaglio interiore. Ci sono le riprese sott'acqua, questa volta non sotto la superficie di una piscina sfavillante alla luce del sole come in Knight of cups, ma nelle acque appena torbide di una fontana zampillante. Ci sono anche i party a bordo piscina all'insegna del lusso e della sregolatezza, sempre rigorosamente al tramonto. E per finire c'è un cast da urlo, con Michael Fassbender nei panni di un produttore discografico manipolatore, Rooney Mara e Ryan Gosling in qualità di improbabili musicisti in carriera (non li vediamo quasi mai suonare, e comunque la musica non è centrale rispetto alla loro storia), Natalie Portman e Cate Blanchett che non fanno granché a parte irradiare sensualità, e un simpaticissimo Val Kilmer, anche lui nelle vesti di un musicista rock, che in un impeto di buffonaggine sparge sulla platea urlante una sostanza polverizzata non identificata al grido di «ho dell'uranioooo!», innalzando lo stato vitale del film a livelli accettabili in pochi, memorabili secondi.

Abbiamo imparato a conoscere tutto questo. Infinite volte ci siamo affidati alle traiettorie fluttuanti della macchina da presa, abbiamo ascoltato i dialoghi improvvisati e le preghiere fuori campo, ci siamo abbandonati alla solenne litania della musica classica e siamo caduti in estatica contemplazione di fronte a scintillanti crepuscoli e maestosi paesaggi urbani. I film di Malick non raccontano semplicemente delle storie, ma hanno la pretesa di addentrarsi nella materia oscura da cui tutto trae origine, di sondare quel mistero di cui ogni essere vivente, nel suo piccolo, è testimone. Per descrivere questo stile, così distintivo da essere inconfondibile, abbiamo perfino coniato un aggettivo: malickiano.

Eppure si ha la sensazione che qualcosa, nel percorso, si sia guastato. Il senso di gioioso smarrimento che permeava The tree of life è stato sostituito da un vagabondare inebetito e inconcludente; se là ogni fotogramma appariva come urgente e necessario, e persino l'apparizione di un dinosauro trovava la sua naturale, armonica collocazione, qua si viene frastornati da una serie di immagini arbitrarie che si susseguono in ordine sparso, tenute insieme da una trama a dir poco esile. Si viene colti dal dubbio che di Song to song si potrebbero ottenere infinite versioni alternative semplicemente cambiando l'ordine degli addendi. In Knight of cups sopravviveva una struttura, un logos, con le carte dei tarocchi che fungevano da capitoli; in Song to song si salta di personaggio in personaggio, di canzone in canzone (bellissima, la colonna sonora) senza un'apparente direzione. In un'atmosfera da confessionale ascoltiamo le parole dei personaggi come se dovessero rivelarci chissà quali verità, ma l'enfasi con cui vengono pronunciate è sproporzionata rispetto al contenuto. Si parla di amore, di relazioni, di incontri che cambiano la vita, di fiducia riposta e tradita, il tutto espresso con una vaghezza da oroscopo che alla lunga può risultare snervante. In Shortbus c'è un personaggio che durante una seduta di psicoterapia si convince di aver trovato in una frase di una banalità sconcertante nientemeno che la chiave della propria esistenza, ma la terapeuta lo ammonisce: «si chiama FALSA EPIFANIA». Ebbene, di false epifanie Song to song è costellato dall'inizio alla fine.


Probabilmente questo è il risultato del modo in cui è stato concepito e realizzato il film. L'impressione è che Malick sia partito da una sceneggiatura di massima, una sorta di canovaccio, e dopodiché si sia messo in viaggio con cast e troupe in cerca di esterni interessanti da filmare, per esempio imbucandosi a festival musicali come il South by Southwest di Austin, Texas, location principale del film, oppure imbarcando Lubetzki a bordo di una piroga affinché si dilettasse con i suoi amati virtuosismi a fior d'acqua, e affittando di volta in volta appartamenti extra lusso dal design singolare per ambientarvi le scene in interni. Nessuno dei personaggi sembra abitare quei luoghi, è come se fossero soltanto di passaggio, in una sorta di eterna tournée fra camere d'albergo e ville con piscina. Per la sua trasposizione cinematografica del Gattopardo, Luchino Visconti volle che gli armadi delle camere da letto fossero riempiti di biancheria anche se sapeva che nessuno li avrebbe mai aperti, in modo che gli attori respirassero il più possibile l'atmosfera di una casa realmente abitata; possiamo invece star sicuri che negli armadi di Malick non c'è neanche una mutanda. D'altra parte nulla di ciò che fanno assomiglia a ciò che gli esseri umani normalmente fanno nel corso della loro vita; la loro principale occupazione consiste in un perpetuo corteggiamento fatto di sguardi complici, carezze sul collo, passeggiate sulla spiaggia e rotolamenti sull'erba, un pattern che si ripete più e più volte con innumerevoli quanto irrilevanti variazioni e che vale al film l'immeritata qualifica di "romantico".

Ma per quanto mi riguarda la causa Malick è tutt'altro che persa, malgrado gli ultimi To the wonder (2012), Knight of Cups (2015) e questo Song to song (2017) non mi abbiano convinto per niente. Sono infatti propenso a considerare il periodo post-Tree of life come una fase di transizione, di sperimentazione verso forme più libere e spontanee, oltre che un tentativo di emancipazione da quel perfezionismo maniacale che da una parte ha spalancato a Malick le porte dell'olimpo cinematografico, dall'altra però gli ha conferito un'aura di kubrickiana infallibilità che rischia di destinarlo a una prematura imbalsamazione. Come un monaco vissuto per anni all'insegna dell'intransigenza e del rigore che improvvisamente si riavvicini alla vita secolare, Malick sta tentando, mi pare, di scrollarsi di dosso l'immagine di asceta che lo ha accompagnato per la maggior parte della sua carriera. L'idea che una sua opera possa essere considerata mediocre sembra non preoccuparlo più di tanto, almeno a giudicare dall'inedita prolificità della sua recente produzione, e inoltre la sua apparizione pubblica in compagnia di Michael Fassbender in occasione della presentazione di Song to song al già citato festival di Austin apre un piccolo spiraglio nella sua nota riservatezza. Forse ciò che gli servirebbe in questo momento è lavorare a qualcosa di completamente diverso, ossia, nel suo caso, un film dall'impianto tradizionale, che rispetti i più elementari principi drammatici, con il cameraman ben piantato a terra e senza il sole negli occhi. In questo senso Radegund, film attualmente in cantiere che dovrebbe raccontare la storia di un obiettore di coscienza nell'Austria nazista, potrebbe rappresentare l'occasione giusta. E speriamo ci sia anche Val Kilmer.

2 commenti:

  1. Ciao, sono Theresa Williams. Dopo anni di rapporti con Anderson, mi ha interrotto, ho fatto tutto il possibile per riportarlo indietro, ma tutto era inutile, lo volevo tornare così a causa dell'amore che ho per lui, Gli ho pregato con tutto, ho fatto delle promesse ma lui ha rifiutato. Ho spiegato il mio problema al mio amico e lei ha suggerito che dovrei piuttosto contattare un incantesimo che potrebbe aiutarmi a lanciare un incantesimo per riportarlo indietro ma sono il tipo che non credeva mai in magia, non avevo altra scelta che provarlo Inviò il cinguettino e mi disse che non c'era nessun problema che tutto andrà bene prima di tre giorni, che il mio ex tornerà da me prima di tre giorni, lancia l'incantesimo e, sorprendentemente, nel secondo giorno, era alle 16.00. Il mio ex mi ha chiamato, sono stato così sorpreso, ho risposto alla chiamata e tutto quello che ha detto era che lui era così dispiaciuto per tutto quello che è accaduto che voleva tornare a lui, che mi ama tanto. Sono stato così felice e sono andato a lui che è stato come abbiamo iniziato a vivere insieme felicemente felicemente. Da allora, ho promesso che chiunque conosco che abbia un problema di relazione, sarei d'aiuto a tale persona, facendogli riferimento a lui o lei all'unico vero e potente cronometro che mi ha aiutato con il mio problema. Email: drogunduspellcaster@gmail.com potrai inviarlo via email se hai bisogno della sua assistenza nel tuo rapporto o in qualsiasi altro caso.

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    1. Io non so più che cosa fare con lei.

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