Quando ho deciso di andare a vedere questo film cecoslovacco in bianco e nero di fantascienza del 1963 (ordinate come preferite i complementi di specificazione) presentato quest'anno nella sua versione restaurata al festival di Cannes e poi riproposto al Torino Film Festival, sapevo già che non sarei riuscito a reclutare molti compagni di visione. Forse dovrei dire che in fondo capisco benissimo il loro punto di vista, ma la verità è che non lo capisco per niente, perché alla fine quello che cerco nel cinema è proprio l'incognita, l'imprevisto, l'opportunità di trovarmi a faccia a faccia con qualcosa che è lontano anni luce dal mio modo di vedere e di pensare. Non c'è niente di più avvilente per me del constatare che un film o un libro o un fumetto è esattamente come me lo aspettavo, che l'autore si è fatto in quattro per venire incontro al mio gusto. Brrr.
Non sono rimasto deluso. Ambientato duecento anni nel futuro (è sempre bene tenersi larghi per evitare smentite) Ikarie XB-1 è la storia di una missione spaziale con lo scopo (non originalissimo nel 2016, molto di più nel 1963) di cercare forme di vita sul Pianeta Bianco, un satellite della stella Alpha Centauri (ho controllato: la stella esiste veramente, il pianeta no). Il film si apre con un flashforward in cui uno dei passeggeri si aggira per i corridoi dell'astronave in preda a un delirio di cui capiremo solo in seguito l'origine. Questa scena, insieme al titolo di chiara ispirazione mitologica, proietta un'ombra di incertezza sull'esito della missione, nata come spesso accade sotto i migliori auspici e all'insegna del più ingenuo positivismo.
